Storia

Storia degli Ksatriya si legge Kshatriya

Ksatriya (lett. “coloro che hanno il potere regale”) è un sostantivo maschile sanscrito con cui si indica il varna (“casta”) dei “guerrieri”, dei “militari”, quindi di coloro che hanno il “potere”, il “dominio”, i “regnanti”.

Collocati subito dopo i brahmani, gli ksatriya rappresentano nel Veda quella casta guerriera al cui interno sono scelti i rajan (i “re”).

 

Cos’è uno ksatriya?

Gli ksatriya (si legge kshatria) sono guerrieri e amministratori, protettori della società. La parola ksatriya significa: aggredire per difendere. Nella Bhagavad-gita (18.43), troviamo un verso sanscrito che afferma:

sauryam tejo dhritir daksyam
yuddhe capy apalayanam
danam isvara-bhavas ca
ksatram karma svabhava-jam

[Traduzione: “Eroismo, potenza, determinazione, ingegnosità, coraggio in battaglia, generosità e abilità direttiva sono le qualità naturali che emergono nelle attività dello ksatriya”]

 

Nel mondo in cui viviamo, definito dalla cultura vedica “mondo materiale o temporaneo”, l’essere vivente si trova condizionato dalla legge del più forte e della lotta per la sopravvivenza. Da qui nasce il bisogno di proteggere la società, quindi viene concepita la casta guerriera più antica e temuta del mondo, quella degli ksatriya.

Anticamente lo ksatriya non era visto come un guerriero comune, ma come un uomo in grado di proteggere e dirigere la società verso l’ordine, la prosperità, la serenità e l’evoluzione spirituale di tutti gli uomini. Un individuo poteva entrare nella casta guerriera degli ksatriya, solo se manifestava determinate qualità già nella sua infanzia. Queste qualità dovevano comprendere la forza, la destrezza con le armi e il coraggio tipico di un guerriero, tanto quanto il senso di giustizia, moralità e devozione a Dio. Un tale uomo era destinato per tanto al trono reale, e come ksatriya, veniva dunque definito dai Veda, il rappresentante di Dio, la Persona Suprema, in quanto divulgatore ed esecutore delle Sue leggi, e protettore degli innocenti e degli indifesi.

Essi venivano dunque educati nell’antica scienza militare dei Maharaja, il DHANURVEDA, l’origine di tutte le arti marziali. Molti non sanno, che l’arte marziale e la monarchia hanno avuto originariamente un percorso unico.

 

Tra i più grandi guerrieri ksatriya di 5000 anni fa, ricordiamo i Pandava, figli del grande imperatore Maharaja Pandu.

In ordine di età, essi sono:

 

Maharaja Yudhisthira, divenuto il successore dell’impero. Il suo motto era “il bene assoluto di tutti”, e in caso di guerra imminente, “la minore violenza possibile”. Il grande Bhima, famoso per la sua forza incomparabile in battaglia e per il suo grande appetito a tavola.

Bhima veniva spesso chiamato col nome di Vrikodara:

“il mangiatore vorace dalle imprese sovraumane”. 

Arjuna, è forse il più famoso fra tutti e cinque i Pandava. Se il carattere di Maharaja Yudhisthira marcava le qualità  spirituali del devoto, e il carattere di Bhima le qualità del

guerriero, Arjuna era il perfetto esempio di ksatriya descritto dalle Scritture vediche.

Egli era allo stesso tempo un guerriero insuperabile sul campo di battaglia e un grande devoto del Signore.I due fratelli gemelli Nakula e Sahadeva, sono famosi per la loro grande conoscenza spirituale e per la loro abilità di cavalieri, soprattutto con la sciabola e la spada.

 

Ksatriya Dharma

Maharaja Vaishnava era un re ksatriya appartenente alla tradizione vedico-vaishnava.

“Il termine Ksatriya ha lui stesso una storia. Nei testi iniziali (gli innidel Rigveda) si fa riferimento al capo del clan come il raja e le famiglie dalle quali i capi erano selezionati erano rajanyas. Queste famiglie erano la stirpe più esperta: proteggeva gli accampamenti agli attacchi, guidava il clan nei furti di bestiame e nella cattura del bottino, ricevevano favori dai membri di rango inferiore e ridistribuivano la ricchezza alle cerimonie sacrificali.

Gradualmente, con il pastoralismo che cedeva il posto all’ agricoltura e la migrazione rimpiazzata dagli accampamenti permanenti, divenne meno importante che il capo fosse un bravo

guerriero o un leader in battaglia, e il suo ruolo divenne praticamente quello di controllore delle confederazioni di clan.

È in questo periodo che il termine rajanya venne lentamente sostituito da ksatriya, che deriva il suo significato dal termine ksatr, o potere nel senso della sovranità. Questo potere era simbolicamente conferito al ksatriya attraverso lunghi e complessi rituali di consacrazione, iniziazione, rinvigorimento. Nei casi in cui l’agricoltura era l’economia più propizia,

il clan di ksatriya reclamava la proprietà della terra coltivata dai suoi lavoratori. Per questo, fu stabilito un collegamento fra alcuni clan ksatriya e i possessori di terra intorno alla fine dell’anno 1000 a.C. (tradurre ksatriya come “guerriero” anche per i periodi successivi, come molti indologi hanno fatto e continuano a fare, significa perdere l’essenziale e significativo cambiamento del ruolo degli ksatriya). Per via dell’iniziale associazione con l’autorità e il fatto che durante la transizione i primi re reclamavano lo status di ksatriya, divenne una tradizione che in uno stato monarchico la famiglia reale dovesse essere di origini ksatriya.

 
Secondo la mitologia Induista, ci sono diverse teorie sulle origini della classe Ksatriya. Una di queste è che mentre il dio Brahma era impegnato nel lavoro della procreazione, a causa della fatica egli emanò un’energia negativa che si manifestò nella forma dei Rakshasa (diavoli) Madhu e Kaitabha, anime cattive e inumane. Questi iniziarono a torturare Brahma, fino a che lui non fece appello a Vishnu che prontamente apparve e li uccise entrambi. Vishnu quindi spiegò che quando si usa una forma di energia positiva, si emana al tempo stesso anche un’energia negativa e per questo sarebbe stato necessario creare una speciale razza umana a protezione dell’intero genere umano. Dietro questo consiglio, Brahma sedette in meditazione e alla fine del giorno dal suo corpo si formarono quattro forme di energie: i Brahmini furono creati all’alba, i Kshatriya a mezzogiorno, i Vaishya al crepuscolo e i Shudra nella notte. Da notare che questi erano Varna (colori) e non “caste” (Jati), come le pensiamo oggi. Nel Rig Veda i varna non erano rigidi (quanto le caste) ed erano relativi alle azioni di ciascuno.